La crisi dei carburanti raggiunge il culmine mentre il governo mobilita gli strumenti normativi per arginare un'emergenza che rischia di aggravare il quadro economico già fragile del Paese. Secondo i dati del ministero dell'Industria, il costo di un pieno di gasolio è aumentato di quasi dieci euro negli ultimi mesi, mentre quello della benzina segna un rialzo di 4,50 euro. La tensione geopolitica nel Medio Oriente, alimentata dai conflitti in Iran, ha fatto schizzare alle stelle i prezzi del greggio sui mercati internazionali, con effetti diretti e immediati sui distributori italiani.

L'esecutivo intende agire su due fronti simultaneamente. Da una parte, accelerare il meccanismo delle accise mobili, uno strumento ereditato dal governo Draghi che consente di ridurre automaticamente le accise sui carburanti sfruttando l'extra gettito dell'Iva generato dai rincari stessi. Tuttavia, il sistema attuale presenta un limite strutturale: richiede almeno due mesi consecutivi di aumenti per scattare in automatico. Un lasso di tempo troppo lungo di fronte a volatilità quotidiana dei prezzi. Il governo valuterà oggi in Consiglio dei ministri un provvedimento che comprima questi tempi di attivazione, abbassando la soglia temporale per far entrare in vigore lo sconto alla pompa. Le stime ministeriali ipotizzano una riduzione di 6-7 centesimi per litro, cifra inferiore ai 10 centesimi inizialmente sperati.

Parallela all'intervento normativo è l'azione contro presunte anomalie di mercato. La Guardia di Finanza riceverà dall'ufficio preposto al monitoraggio dei prezzi (Mister Prezzi) un'ampia documentazione di segnalazioni relative a valori anomali riscontrati alle stazioni di servizio. Due tra i principali gruppi petroliferi operanti in Italia figurano sotto osservazione: i loro distributori avrebbero praticato prezzi sensibilmente superiori rispetto alle indicazioni ufficiali emanate dalle rispettive società madri. Coldiretti ha già presentato esposto alla procura capitolina e alle autorità fiscali denunciando manovre speculative specifiche sul gasolio agricolo.

Lo scenario geopolitico complica ulteriormente la situazione. Gli equilibri instabili nel Golfo Persico mantengono elevato il premio al rischio sul petrolio, trasferendo volatilità direttamente sui costi delle imprese e dei consumatori finali. La preoccupazione del governo non è solo economica ma anche sociale: rincari sostenuti dei carburanti rischiano di innescare una spirale inflattiva più ampia, minacciando la stabilità dei conti pubblici in una fase dove il rischio recessione rimane concreto.

Il decreto dovrebbe essere sottoposto al Consiglio dei ministri nel pomeriggio odierno, a condizione che i tecnici del ministero dell'Economia lo validino nelle prossime ore. L'intervento normativo punta a rendere il sistema anti-inflazione più reattivo, abbreviando i periodi di osservazione che consentono l'attivazione automatica dei tagli alle accise. Contemporaneamente, l'azione della Guardia di Finanza mira a smantellare pratiche speculative che amplificano artificialmente i margini di profitto lungo la filiera di distribuzione.