La vicenda di David Rossi torna al centro dell'attenzione giudiziaria. L'ex responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena morì il 6 marzo 2013 precipitando dalla finestra del suo ufficio, un evento che le autorità archiviarono rapidamente come suicidio. Tuttavia, una commissione parlamentare d'inchiesta ha recentemente concluso che si tratterebbe invece di un omicidio, costringendo la Procura senese a riprendere un fascicolo che aveva già chiuso due volte nei tredici anni trascorsi.

Secondo gli esperti consulenti della commissione, la ricostruzione dei fatti seguirebbe uno schema completamente diverso rispetto alla tesi iniziale. Gli investigatori ritengono che Rossi sia stato aggredito nel suo ufficio, trascinato verso l'apertura e tenuto nel vuoto verosimilmente per intimorirlo, prima di essere rilasciato. Le ferite al volto, inclusi i traumi a labbra e naso, mostrerebbero compatibilità con il contatto forzato contro i fili antipiccione del davanzale. I lividi alla testa e alle tempie suggerirebbero colpi diretti o urti violenti contro una barra metallica. Ma sono soprattutto le lesioni riscontrate ai polsi e alle ascelle a rafforzare la tesi omicidiaria: queste ultime risulterebbero incongruenti con una semplice caduta accidentale e più coerenti con segni di resistenza e contenimento.

La Procura di Siena aveva fondato le precedenti archiviazioni principalmente su tre elementi: la presenza di lettere d'addio ritenute autentiche, l'assenza di tracce biologiche di terzi sulla scena e l'apparente ordine dell'ufficio. Una prima commissione parlamentare, nel 2022, aveva anch'essa escluso l'omicidio nonostante avesse evidenziato alcune anomalie nelle ricostruzioni. I periti di allora avevano concluso per il gesto volontario. Le nuove indagini si avvalgono però di esami più dettagliati, attraverso cui gli investigatori sostengono che diverse porzioni della narrativa precedente risultano fragili e che non tutte le lesioni riscontrate possono trovare spiegazione nel semplice impatto al suolo.

Rimangono tuttavia significativi ostacoli probatori. Il caso manca di prove dirette quali materiale genetico di aggressori, testimonianze oculari credibili o riprese video inequivocabili. Le tre lettere attribuite a Rossi continuano a supportare la versione suicidiaria e nessuno ha mai riferito di rumori sospetti quella sera. Un elemento su cui tutte le inchieste concordano riguarda i tempi: Rossi non perì immediatamente dopo la caduta, ma sopravvisse per circa venti minuti, durante i quali ha tentato disperatamente di sopravvivere.

La riapertura del fascicolo rappresenta un nuovo capitolo in una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi anni in Italia, che ha attirato l'attenzione della politica nazionale e alimentato dibattiti pubblici sui presunti legami tra la banca senese e ambienti istituzionali. Senza evidenze concrete aggiuntive, la Procura si troverà ad affrontare una ricerca investigativa complessa, dove le testimonianze dormienti e i dettagli tecnici potranno fare la differenza nel determinare la reale dinamica di quella tragica notte di marzo.