Osgood Perkins continua a costruire il suo linguaggio cinematografico attorno ai codici consolidati del genere horror, trasformando stereotipi e convenzioni in materia narrativa. Dopo il successo di pubblico e critica ottenuto con Longlegs, il regista propone ora Keeper - L'eletta, una nuova incursione nel territorio del brivido che arriverà sugli schermi italiani a partire dal 12 marzo, distribuito dalle etichette Be Water e Medusa.
La storia segue Liz, interpretata da Tatiana Maslany, una donna della città che si ritrova isolata in una grande casa nel bosco insieme al suo nuovo compagno Malcolm, un medico affascinante nella pelle di Rossiff Sutheland. Quello che dovrebbe trasformarsi in un sereno weekend d'amore si trasforma rapidamente in qualcosa di più sinistro quando lo spazio stesso inizia a comunicare minaccia. La sceneggiatura firmata da Nick Lepars introduce dubbi sul vero intento di Malcolm attraverso una serie di dettagli inquietanti: la dimora troppo spaziosa, il silenzio opprimente della foresta circostante e la presenza di un misterioso cugino, affidato a Birkett Turton, che appare con tempismo sospetto.
L'architettura narrativa di Keeper - L'eletta si basa su un'accelerazione psicologica che non lascia respiro. Il film rinuncia ai classici meccanismi di suspense per tuffarsi direttamente nell'angoscia, trasformando la casa con i suoi corridoi, le geometrie buie e le strutture lignee in un labirinto di paura. La posizione di vittima designata di Liz viene stabilita fin dal prologo, eliminando qualsiasi ambiguità sul suo ruolo narrativo.
Ciò che maggiormente affascina nelle intenzioni è il suo funzionamento da laboratorio horror, uno spazio sperimentale dove il genere viene sottoposto a stress narrativi. Tuttavia, è proprio qui che emergono i limiti della realizzazione. L'ambizione strutturale del progetto non trova adeguata risoluzione nel materiale effettivamente messo in scena, trascinando lo spettatore verso una conclusione che difficilmente soddisfa le premesse così solidamente stabilite. La pellicola rimane intrappolata tra l'aspirazione di rinnovare il genere e l'incapacità di trasformare il suo concetto affascinante in un'esperienza cinematografica coerente dal principio alla fine.