La giunta centrale dell'Associazione nazionale magistrati ha scelto di mantenere una linea sobria di fronte alle sempre più frequenti critiche mosse dalla politica nei confronti della magistratura italiana. Attraverso una nota ufficiale diffusa lunedì, l'organismo rappresentativo delle toghe ha espresso preoccupazione per il tono delle polemiche, definendolo ormai "inaccettabile", ma ha ribadito la propria intenzione di non ingaggiare un dibattito pubblico diretto con i suoi detrattori.
Al centro della contesa rimangono le affermazioni pronunciate da Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, durante una trasmissione televisiva. Nel corso del dibattito, Bartolozzi ha esortato i telespettatori a votare a favore di una riforma del sistema giudiziario, descrivendolo come un'occasione per "liberarsi della magistratura", che ha equiparato a un "plotone di esecuzione". Un'uscita particolarmente aggressiva che ha sollevato ondate di reazioni critiche.
La presa di posizione dell'Anm sottolinea come la scelta di mantenere un atteggiamento costruttivo derivi dall'appello alla moderazione lanciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una recente visita al Consiglio superiore della magistratura. L'invito del capo dello Stato al rispetto reciproco tra le istituzioni rappresenta il motivo principale per cui la magistratura ha deciso di non alimentare ulteriori tensioni, nonostante consideri inaccettabili gli argomenti e i toni utilizzati dai rappresentanti dell'esecutivo.
Non è passato inosservato che persino il ministro della Giustizia Nordio ha preso le distanze dalle parole della sua collaboratrice più stretta. In una dichiarazione successiva, il guardasigilli ha espresso rammarico per il linguaggio impiegato da Bartolozzi, ammettendo che le sue affermazioni costituiscono "un attacco all'intera magistratura". Nordio ha inoltre suggerito che la capo di gabinetto avrebbe dovuto chiarire pubblicamente che le sue considerazioni non rispecchiano veramente il suo pensiero rispetto ai magistrati e alla stima che nutre per il corpo giudiziario, del quale Bartolozzi stessa fa parte.
Nella stessa giornata, Bartolozzi aveva tentato di contenere i danni pubblicando un chiarimento. Ha sostenuto che le sue parole erano state estrapolate da un dibattito più ampio della durata di novanta minuti, durante il quale avrebbe sempre ribadito che la riforma mira a rafforzare la credibilità della magistratura. Secondo la sua ricostruzione, avrebbe specificato ripetutamente che la stragrande maggioranza dei magistrati opera con dedizione e professionalità lontano dai riflettori, mentre solo una minoranza legata alle correnti interne eserciterebbe un controllo decisivo sul sistema.
Il braccio di ferro tra politica e magistratura rimane dunque sullo sfondo di una crisi di fiducia più profonda, con l'Anm che sceglie consapevolmente di non alimentare un conflitto istituzionale che le istituzioni stesse invitano a contenere.