Un'operazione della polizia ha portato in carcere Giancarlo Teresi, dirigente del dipartimento Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana, e il capomafia agrigentino Carmelo Vetro. Al centro dell'inchiesta, un presunto sistema di corruzione che avrebbe coinvolto per anni il funzionario regionale. Secondo l'accusa, Teresi avrebbe sistematicamente utilizzato il suo ruolo pubblico per favorire gli interessi criminali del boss, ricevendo in cambio denaro e benefici personali.
Le indagini documentano almeno tre versamenti di tangenti avvenuti tra marzo e agosto dello scorso anno. Il dirigente avrebbe indirizzato commesse pubbliche verso la Ansa Ambiente s.r.l., società gestita occultamente da Vetro, che opera nel settore della gestione e intermediazione rifiuti. I lavori finanziati dalla Regione riguardavano bonifiche marine, dragaggi e ripascimenti costieri nei porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini, oltre al conferimento in discarica autorizzata dei sedimenti estratti dai fondali.
Ciò che rende particolarmente grave l'accusa è che il dirigente regionale avrebbe permesso a Vetro, già condannato in via definitiva a nove anni per reati di mafia, di aggirare le misure di prevenzione e l'interdittiva antimafia che lo riguardavano. In questo modo, il boss poteva operare formalmente attraverso prestanomi, come Antonio Lombardo, amministratore della società. Nel procedimento sono coinvolti anche Salvatore Vetro, fratello del capomafia, e altre figure della criminalità organizzata, tra cui Giovanni Filardo, parente stretto del latitante Matteo Messina Denaro.
L'operazione rivela come la corruzione rappresenti uno strumento decisivo per la 'ndrangheta e Cosa Nostra al fine di penetrare l'economia legale e consolidare il proprio potere territoriale. Un funzionario pubblico che mette la propria funzione al servizio di organizzazioni criminali non solo tradisce il mandato costituzionale, ma compromette l'integrità delle istituzioni democratiche e favorisce l'arricchimento illecito di soggetti legati alla mafia. Le indagini proseguono per verificare la portata complessiva del fenomeno corruttivo all'interno della Regione siciliana.