Zoe Trinchero gettata ancora viva in un canale. Maria Assunta Currà massacrata dal coniuge dopo una separazione. Luigia Rossi, 78 anni, colpita con un'accetta dalla mano del marito che poi si suicida. Sono solo alcuni dei nomi che Repubblica continua a documentare nel suo monitoraggio costante sul fenomeno dei femminicidi in Italia. Dietro ogni cifra statistica si nasconde una storia spezzata, un'esistenza cancellata dalla violenza. Nel periodo 2024-2025, la redazione della cronaca ha ricostruito decine di casi, dando volto e voce alle vittime che altrimenti rischierebbero di essere dimenticate.
La ricerca del quotidiano, coordinata da Alessia Ripani insieme al Visual Lab, evidenzia come la violenza sulle donne non conosce confini sociali o anagrafici. Accanto alle giovani vittime come Linda Iyekeoretin, 33 anni, morta dopo dieci giorni di agonia seguiti a un pestaggio da parte di un ex, figurano anziane signore massacrate in ambito coniugale. Casi come quello di Franka Ludwig, uccisa dal compagno e da un'amica per incassare un'assicurazione da un milione di euro, mostrano come la premedizione e la freddezza possono accompagnare questi crimini. Altre tragedie, come quella di Maria Teresa Gavinelli, 83 anni, vengono consumate in solitudine domestica, quando un anziano spara alla moglie malata prima di togliersi la vita.
L'Osservatorio femminicidi nato da questa inchiesta si propone come laboratorio di analisi e proposte concrete per contrastare il fenomeno. La ricerca non si limita al reportage: Repubblica ha coinvolto anche la sfera culturale, documentando l'impegno della regista che ha realizzato un film dedicato a Giulia Cecchettin, presentato come strumento di consapevolezza contro ogni forma di violenza. Sul palco di Sanremo è salito anche il padre della vittima, lanciando un appello per un cambio culturale profondo capace di prevenire queste tragedie.
Per chi cerca aiuto, Repubblica segnala una rete di strutture e organizzazioni specializzate: dai centri antiviolenza alle case rifugio gestite da associazioni come D.i.Re (Donne in rete contro la violenza), Fondazione Pangea Onlus e Differenza Donna. Queste realtà offrono supporto legale, psicologico ed economico alle vittime di abusi. L'indagine mette in luce come il problema richieda una risposta sistemica che unisca giornalismo investigativo, strutture di protezione e, soprattutto, una trasformazione profonda della mentalità collettiva. Mantenere l'attenzione accesa su questi crimini non è solo un dovere di cronaca: è un impegno civile per ricordare che ogni numero rappresenta una vita toltagli ingiustamente.