Disagi significativi sui binari italiani nella mattinata di martedì 10 marzo a causa di un evento sismico che ha interessato il golfo partenopeo. L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha documentato una scossa di magnitudo 5.9 poco dopo la mezzanotte tra lunedì e martedì, precisamente alle 00.03. L'evento si è manifestato in mare aperto a una profondità notevole di circa 414 chilometri, caratteristica che spiega come la vibrazione sia stata avvertita soprattutto in zone distanti dall'epicentro, mentre risultava quasi impercettibile in prossimità dello stesso.
Sebbene le comunità più vicine al punto di rottura sismica siano state Anacapri e Capri, situate rispettivamente a otto e dieci chilometri di distanza, non si registrano segnalazioni di danni a persone o infrastrutture. Diversa è stata invece la risposta del sistema ferroviario nazionale: i gestori hanno immediatamente adottato i protocolli di sicurezza previsti quando il terremoto oltrepassa determinate soglie di intensità, una procedura standard volta a garantire l'incolumità di passeggeri e personale.
Le conseguenze sulla mobilità sono state considerevoli. Lungo i corridoi ferroviari che attraversano Salerno e Napoli Centrale in direzione settentrionale, i treni dell'alta velocità, gli Intercity e i servizi regionali hanno accumulato ritardi variabili dai venticinque ai cento minuti. La stazione Termini di Roma ha segnalato disagi ancora più marcati, con alcuni convogli in ritardo di oltre due ore e mezzo rispetto alla tabella marcia, accompagnati da variazioni di percorso e cancellazioni. Solo intorno alle 7.40 del mattino, secondo le comunicazioni di Trenitalia, la circolazione è tornata alla normalità dopo il completamento delle verifiche strutturali ritenute necessarie sulla rete.
I ritardi accumularsi tuttavia hanno generato effetti a cascata su tutto il territorio nazionale, con ripercussioni che hanno interessato diverse linee e stazioni. Trenitalia e Rete ferroviaria italiana hanno mantenuto elevati i livelli di allerta durante la notte, conducendo ispezioni approfondite sulle infrastrutture critiche al fine di escludere qualsiasi compromissione della sicurezza. Le verifiche tecniche, pur necessarie e giustificate da un punto di vista della tutela della pubblica incolumità, hanno però rappresentato un collo di bottiglia per la regolarità dei servizi ferroviari, costringendo l'intero sistema a operare in modalità ridotta fino al completamento dei controlli.