La situazione geopolitica nel Golfo Persico sta infliggendo un colpo significativo all'export agroalimentare italiano verso il Medio Oriente. L'organizzazione sindacale Coldiretti ha lanciato l'allarme sulle conseguenze economiche di un blocco che, da solo, mette a rischio transazioni commerciali per un valore complessivo superiore ai 2 miliardi di euro annui destinati ai mercati dell'area.

A subire i danni più gravi sono proprio i comparti più sensibili ai ritardi: ortofrutta fresca, florovivaismo e altri prodotti facilmente deteriorabili. Le mele rappresentano una voce particolarmente rilevante, con il 13% dell'intero valore esportato verso questi paesi che dipende da rotte oggi praticamente bloccate. Ma è il settore floricolo a trovarsi nel momento più critico: circa mille container carichi di fiori sono rimasti intrappolati dal fermo del traffico marittimo proprio durante il culmine della stagione commerciale, lasciando in sospeso ordini già acquisiti dai clienti mediorientali.

Per aggirare il blocco, alcune aziende hanno dovuto ricorrere a soluzioni di emergenza: spedizioni sono state redirette verso l'India con la speranza di raggiungere comunque le destinazioni finali. Una scelta dettata dalla necessità che comporta però un rischio concreto: l'allungamento dei tempi di trasporto potrebbe compromettere la freschezza e la qualità dei prodotti, riducendo ulteriormente il loro valore commerciale.

A complicare ulteriormente la situazione interviene la decisione di molte compagnie di navigazione internazionali di evitare il Canale di Suez, preferendo rotte alternative più sicure ma decisamente più lunghe. Questa scelta, seppur comprensibile dal punto di vista della sicurezza, ha l'effetto di allungare notevolmente i tempi di consegna e di far lievitare sensibilmente i costi logistici, aggravando ulteriormente la posizione competitiva dei nostri esportatori sui mercati internazionali.