Federico Palmaroli, meglio conosciuto come Osho, finisce nel mirino della stampa progressista per aver realizzato una serie di vignette a favore del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. L'Unione delle Camere penali, associazione che da trent'anni sostiene questa riforma, ha affidato la campagna visiva al celebre disegnatore romano, i cui fumetti hanno raggiunto i cittadini attraverso i social network e gli autobus delle principali città italiane. La reazione non si è fatta attendere.
Il Fatto Quotidiano ha lanciato un attacco frontale al progetto, liquidando le vignette come «propaganda di sorprendente genericità» e criticando in particolare un'immagine che raffigura un padre che rimprovera il figlio, interpretato dal quotidiano di Marco Travaglio come un paragone inappropriato con la disciplina dei magistrati presso il Consiglio superiore della magistratura. Secondo il giornale, il messaggio risulterebbe distorto e fuorviante rispetto alla complessità della materia.
Palmaroli non ci sta e decide di replicare pubblicamente, parlando con Il Giornale. La sua critica principale riguarda ciò che definisce un clamoroso «doppiopesismo» nei confronti della satira politica. Osho sottolinea come lo stesso fronte del No al referendum abbia ampiamente utilizzato l'arma comica e satirica nelle scorse settimane, citando l'esempio di Giovanni Storti, componente del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, che ha realizzato un video per criticare la riforma paragonando il sorteggio dei magistrati a una scena di casting cinematografico. Un confronto che, secondo Palmaroli, risulta altrettanto improprio se non più fuorviante, considerato che per fare l'attore non è richiesto alcun esame di Stato.
L'autore sottolinea inoltre come l'Unione delle Camere penali, composta da dodicimila professionisti che votano in maniera politically trasversale, non abbia alcun collegamento privilegiato con l'attuale governo. Ha scelto lui per ragioni di stile e di coerenza con il suo linguaggio satirico consolidato. Le vignette di Osho, spiega, associano stereotipi e scene quotidiane a messaggi concreti e verificabili, senza distorcere la realtà. Ben diverso, secondo lui, da quanto fatto da alcuni sostenitori del No, che da mesi diffondono la narrativa secondo cui la riforma Nordio assoggettererebbe i pubblici ministeri al controllo politico: una tesi smentita sia dal testo normativo sia da costituzionalisti di primo piano.
La controversia evidenzia una tensione di fondo nel dibattito pubblico italiano: la satira e la comunicazione creativa vengono accettate e celebrate quando provengono da ambienti progressisti, ma subiscono critiche feroci quando utilizzate da schieramenti diversi. Palmaroli, con una certa amarezza, resume il concetto in poche parole: quando l'artista non è di sinistra, il giudizio cambia radicalmente, indipendentemente dalla qualità e dalla correttezza del messaggio trasmesso.