Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha precisato, durante una conferenza stampa, che Washington non ha partecipato ai bombardamenti sulle raffinerie iraniane condotti da Israele. Una distinzione importante che sottolinea come i due alleati, pur operando in coordinamento nella regione mediorientale, perseguono obiettivi militari differenti nel conflitto con l'Iran e i suoi proxy.
Hegseth ha voluto chiarire pubblicamente che le strutture petrolifere colpite negli ultimi giorni non rappresentano un bersaglio prioritario per la strategia americana. "Israele ha dimostrato di essere un partner solido in questo sforzo", ha dichiarato il segretario, aggiungendo che lo Stato ebraico ha autonomamente identificato e perseguito i propri obiettivi strategici, diversi da quelli della coalition guidata da Washington.
La dichiarazione rappresenta un tentativo di demarcazione delle responsabilità militari tra gli alleati e di gestire le implicazioni diplomatiche dei raid israeliani. Mentre Tel Aviv ha ampliato il raggio della sua risposta all'attacco missilistico iraniano del primo ottobre, gli Stati Uniti mantengono una linea più mirata, concentrandosi su specifiche installazioni considerate vitali dalla loro prospettiva geopolitica.
Questa precisazione assume rilevanza nel contesto delle tensioni regionali in escalation. Il posizionamento americano suggerisce un'intenzione di evitare un'ulteriore radicalizzazione del conflitto, sebbene Washington continui a supportare militarmente e diplomaticamente Israele nelle operazioni contro l'Iran. Le parole di Hegseth riflettono la complessa equilibrio che Washington deve mantenere tra il sostegno all'alleato storico e la preoccupazione per un allargamento incontrollato del conflitto nel Medio Oriente.