La guerra contro l'Iran entra in una nuova fase di intensificazione. Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha dichiarato in una conferenza stampa al Pentagono che gli Stati Uniti continueranno le operazioni militari senza tregua finché il nemico non sarà completamente e totalmente sconfitto. L'annuncio arriva all'undicesimo giorno di conflitto, segnando un cambio di tono nelle comunicazioni ufficiali del governo americano.
Secondo quanto reso noto da Hegseth, la giornata odierna rappresenterà un punto di svolta operativo: è prevista infatti l'esecuzione della campagna di bombardamenti più massiccia dall'inizio della guerra, con il coinvolgimento del maggior numero di caccia, bombardieri e operazioni di attacco coordinate. Il capo del Pentagono ha voluto sottolineare come questa operazione sia qualitativamente diversa da precedenti interventi militari americani, escludendo paralleli con le campagne del 2003.
Il generale Dan Caine, capo di stato maggiore dell'esercito, ha fornito dettagli sugli obiettivi colpiti finora: oltre cinquemila siti strategici sono stati sottoposti ad attacchi aerei. Tra le armi impiegate figurano sofisticate munizioni perforanti a guida satellitare del peso di mille chilogrammi, lanciate dai bombardieri del Comando strategico statunitense contro posizioni di lancio missilistiche di lungo raggio denominate Barrett. Caine ha inoltre confermato il danneggiamento di numerosi impianti di produzione di droni nel territorio iraniano.
Le dichiarazioni del Pentagono riflettono una determinazione assoluta nel perseguire gli obiettivi militari, con il messaggio esplicito che le forze americane ritengono di avere il vantaggio strategico. Tuttavia, l'annuncio di un'ulteriore escalation rischia di prolungare significativamente il conflitto, con implicazioni geopolitiche ancora difficili da valutare completamente nella fase attuale.