Una delle operazioni di acquisizione più significative della storia del collezionismo pubblico italiano si è conclusa questa mattina con la firma del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini, capolavoro di Michelangelo Merisi conosciuto come Caravaggio, entra definitivamente nel patrimonio statale con un investimento di 30 milioni di euro. Alla sottoscrizione dell'atto notarile erano presenti il direttore generale dei Musei Massimo Osanna, il direttore delle Gallerie Nazionali Thomas Clement Salomon e il notaio Luca Amato. L'opera troverà la sua collocazione permanente a Palazzo Barberini, dove andrà ad integrarsi con una delle più prestigiose raccolte di dipinti caravaggieschi del pianeta.

La gestazione di questo acquisto ha richiesto oltre dodici mesi di negoziati complessi con i precedenti proprietari. Parallelamente alle trattative, il quadro è stato messo a disposizione del pubblico nelle sale del museo romano a partire da novembre 2024, permettendo agli studiosi e ai visitatori di ammirarla durante la grande mostra antologica Caravaggio 2025, che ha registrato l'afflusso straordinario di oltre 450mila persone. In questa occasione, la comunità scientifica nazionale e internazionale ha unanimemente confermato l'autenticità dell'attribuzione al pittore lombardo del Seicento.

Il soggetto raffigurato nel dipinto è il giovane Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII, ritratto intorno ai trent'anni mentre rivestiva l'incarico di chierico della Camera Apostolica. Lo storico dell'arte Roberto Longhi fu il primo a segnalare l'importanza dell'opera nel 1963 sulle pagine di Paragone, individuandovi un momento nodale nella storia della ritrattistica europea moderna. La particolarità risiede nel fatto che nel catalogo complessivo attribuito a Caravaggio, comprendente circa 65 tele, i ritratti certi non superano la cifra di tre esemplari. Questo acquisto consente quindi di ampliare significativamente la documentazione visiva della maestria del pittore nel genere del ritratto.

A Palazzo Barberini il nuovo ingresso si affiancherà all'eccezionale Giuditta che decapita Oloferne, acquisita dallo Stato nel 1971, rafforzando ulteriormente la posizione dell'istituzione come una delle destinazioni imprescindibili per gli appassionati del Seicento italiano. Il dipinto si colloca all'interno di una strategia più estesa del ministero, che segue il recente recupero dell'Ecce Homo di Antonello da Messina, per il quale sono stati investiti 14,9 milioni di dollari. Giuli ha dichiarato che il dicastero proseguirà con determinazione nei prossimi mesi il programma di rafforzamento delle collezioni pubbliche, con l'intento dichiarato di salvaguardare i tesori artistici dal rischio di dislocazione verso circuiti privati, assicurando al contempo la fruizione gratuita da parte di ricercatori e cittadini appassionati di storia dell'arte.