Una tempesta mediatica ha travolto Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, dopo le sue dichiarazioni rilasciate sabato su una emittente televisiva siciliana. In riferimento al referendum sulla riforma della magistratura, la Bartolozzi aveva affermato: "Finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci. Faccio appello a tutti i cittadini che hanno sofferto sulla propria pelle: Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione". Espressioni forti che hanno immediatamente attirato critiche e richieste di chiarimenti dalla comunità politica e giornalistica.
Il ministro Nordio è subito intervenuto per ridimensionare l'accaduto, sostenendo che le parole della sua collaboratrice non erano rivolte all'intera magistratura, ma soltanto a quella "piccola parte minoritaria e politicizzata". Secondo Nordio, Bartolozzi avrebbe già chiarito il suo pensiero e probabilmente si scuserebbe per un'espressione passibile di fraintendimenti. Il ministro ha voluto sottolineare che, conoscendola anche dal periodo in cui era magistrato, la responsabile del gabinetto non potrebbe mai pensare davvero simili cose.
Ma è l'intervento del noto giornalista Gad Lerner, editorialista de Il Manifesto, a portare il dibattito su un piano completamente diverso e più preoccupante. Lerner ha scritto sui social che, considerato il profilo intellettuale della Bartolozzi, quell'appello al voto non rappresenterebbe una semplice gaffe retorica, bensì "un messaggio ben calibrato per sollecitare alla mobilitazione certi ambienti siciliani che sappiamo". Con questa formula, il giornalista sembra insinuare un collegamento tra le parole della dirigente e contesti legati alla criminalità organizzata, senza però fornire elementi concreti a sostegno di tale interpretazione.
L'affermazione di Lerner solleva questioni importanti: quali sarebbero questi "ambienti siciliani"? Su quali basi il giornalista muove accuse di una tale gravità nei confronti di una figura istituzionale? Chiunque legga quelle frasi, pubblicate dallo stesso Lerner su una piattaforma social, non può evitare di pensare a un riferimento al contesto della criminalità mafiosa. Questo aspetto risulta potenzialmente più delicato rispetto alle parole iniziali della Bartolozzi, le quali si inscrivevano comunque in un discorso politico più articolato e complesso sulla giustizia italiana.
La vicenda evidenzia come un episodio legato alla campagna referendaria sulla magistratura si sia trasformato in una polemica su possibili legami non provati tra esponenti dello Stato e la criminalità organizzata, sollevando interrogativi sulla responsabilità e la fondatezza delle accuse mosse attraverso i canali di comunicazione digitali.