Un nuovo volume pubblicato da Einaudi getta luce su uno dei capitoli più significativi della storia democratica italiana: l'acquisizione del diritto di voto da parte delle donne. Scritto dagli storici Mario Avagliano e Marco Palmieri, il libro 'Voto alle donne!' ricostruisce con rigore documentale l'evoluzione di questa battaglia civile lungo quasi un secolo, dal 1848 al 1946, smontando i luoghi comuni che tendono a semplificare una questione molto più complessa di quanto comunemente si pensi.
Ciò che emerge dalla ricerca è una mappa politica sorprendente e controintuitiva. Paradossalmente, fu proprio Benito Mussolini a introdurre formalmente il diritto di voto femminile, sebbene non lo applicasse mai concretamente a causa delle successive normative restrittive del regime. D'altro canto, figure storiche considerate progressiste si rivelarono ostili o indifferenti: Filippo Turati, esponente di spicco della sinistra socialista italiana, e Giovanni Giolitti, uno dei più importanti statisti liberali, entrambi si opposero al suffragio femminile. Questo dato sfida la narrazione manichea di una sinistra illuminata contrapposta a una destra reazionaria.
Il contesto storico italiano risulta particolarmente significativo. L'Italia nata dal Risorgimento nacque letteralmente senza le donne in posizioni di potere decisionale. Nonostante gli ideali di libertà che caratterizzarono le battaglie patriottiche, le donne che vi parteciparono attivamente, soprattutto quelle colte provenienti dalla borghesia, rimangono figure marginali nelle narrazioni ufficiali. Nel 1865, il ministro della Giustizia Giuseppe Pisanelli, figura illuminata del movimento risorgimentale, codificò addirittura l'inferiorità legale della donna attraverso l'istituto dell'autorizzazione maritale, che subordinava completamente la moglie al marito.
La vera svolta arrivò nel 1945 con il governo guidato da Alcide De Gasperi. Contrariamente a quanto spesso sostenuto, fu soprattutto la Democrazia Cristiana, guidata dallo statista veneto, a spingere con determinazione verso il riconoscimento del voto femminile, più di quanto non facessero i comunisti di Palmiro Togliatti. Il 10 marzo 1946 rappresentò il momento storico decisivo: per la prima volta in Italia, le donne poterono votare in occasione di elezioni amministrative, oltre che nel contemporaneo referendum sulla forma di stato e nelle successive elezioni dell'Assemblea Costituente.
Il volume di Avagliano e Palmieri rappresenta un'operazione storiografica importante perché restituisce complessità a una narrazione spesso cristallizzata in schemi ideologici semplifificati. In un periodo in cui il dibattito pubblico rischia frequentemente di perdere di vista le sfumature storiche, ricostruire il faticoso percorso verso l'uguaglianza democratica significa comprendere come i diritti non siano conquiste lineari, ma il risultato di contraddizioni, alleanze inaspettate e compromessi politici che attraversano trasversalmente le tradizionali divisioni fra destra e sinistra.