Sessanta anni fa, precisamente il 10 marzo 1966, una notte di calcio all'Estadio da Luz di Lisbona segna la nascita di un'icona che travalica i confini dello sport. Il Manchester United umilia il Benfica con un perentorio 5-1, ma il vero protagonista della serata è il giovane esterno nordirlandese George Best, autore di una doppietta e di un passaggio decisivo che lasciano attonita la difesa portoghese. All'epoca Best non ha ancora compiuto vent'anni, eppure già possiede quei tratti che lo renderanno immortale: eleganza tecnica, libertà d'espressione e un carisma che va oltre la semplice capacità di giocare a calcio.

A cristallizzare il momento è la stampa portoghese. Il quotidiano A Bola dedica un servizio alla partita con un titolo che farà il giro del mondo: 'Un Beatle chiamato Best ha distrutto il Benfica'. L'accostamento non è casuale. Siamo nel pieno della Swinging Sixties, quando il rock britannico e la cultura giovanile stanno trasformando la società. Best incarna perfettamente questo spirito: capelli lunghi, atteggiamento anticonformista, passione per la moda, uno stile di vita che sfida le convenzioni. Non è un semplice calciatore, ma un simbolo di un'epoca che sta cambiando. I giornalisti portoghesi rimangono ammaliati: descrivono il suo dribbling come straordinario, il controllo di palla come spettacolare, la sua capacità di destabilizzare gli avversari come totale.

Ma è ciò che accade il giorno successivo a trasformare il tutto in fenomeno globale. Best attraversa l'aeroporto di Lisbona indossando un sombrero acquistato nel duty-free, dettaglio apparentemente insignificante che le foto degli obiettivi giornalistici catturano e amplificano. Quando rientra in Inghilterra, quelle immagini lo accompagnano ovunque e lo proiettano immediatamente nello status di star mondiale. Il soprannome di 'Quinto Beatle' aderisce a lui come una seconda pelle, complice il fascino di un paragone con il gruppo che ha rivoluzionato la musica moderna. Best non respinge l'etichetta, anzi sembra riconoscersi pienamente in quella definizione, sebbene spiritualmente sia più affine ai Rolling Stones, rivali storici dei Fab Four.

È curioso notare che nella storia ufficiale dei Beatles era già esistito un 'Quinto Beatle' vero e proprio: Pete Best, batterista della formazione originaria, espulso dal gruppo nel 1962 e rimpiazzato da Ringo Starr. Ma il Best calciatore farà dimenticare quella storia precedente, monopolizzando il titolo e trasformandolo in un'eredità personale. La sua carriera brillerà intensamente, ma breve sarà il suo splendore. George morirà nel 2005, consumato dagli eccessi e dall'alcol, testimone di come la genialità e la fragilità umana possono coesistere nel destino di un'icona.