La vicenda della famiglia che ha scelto di vivere nel bosco continua a dividere l'opinione pubblica italiana. A intervenire nel dibattito è Alex Corlazzoli, maestro e giornalista, che rompe il silenzio per chiarire un concetto fondamentale spesso confuso nel dibattito pubblico: quello che distingue il mero atto biologico della procreazione dalla responsabilità educativa di un genitore. "Non è genitore chi crea ma chi educa", recita il detto ebraico che Corlazzoli pone al centro della sua riflessione, suggerendo che la paternità e la maternità biologiche non coincidono necessariamente con un'adeguata funzione genitoriale.

L'intervento del maestro rappresenta una critica implicita a quanto sta accadendo intorno alla casa famiglia di Vasto, dove il Tribunale dei minori ha operato insieme alle assistenti sociali per tutelare i diritti dei bambini coinvolti. Corlazzoli riconosce il lavoro delle istituzioni come legittima espressione della tutela dell'infanzia, pur sottolineando come alcune teorie psichiatriche, come quella del neurologo Vittorino Andreoli ripresa su La Stampa, sostengono che la separazione dai genitori biologici potrebbe causare danni significativi ai minori. Tuttavia, l'esperienza decennale di Corlazzoli in ambito scolastico lo porta a una conclusione diversa: ha osservato minori crescere in modo sano nonostante l'assenza di uno o entrambi i genitori, grazie al supporto di figure significative, così come ha conosciuto bambini con genitori presenti ma incapaci di offrire una vera educazione.

La posizione di Corlazzoli si arricchisce di una dimensione autobiografica. Lo stesso autore racconta di essere cresciuto in una famiglia dove la violenza domestica e l'incuria educativa erano presenti, nonostante la permanenza con i genitori biologici. Sostiene che avrebbe potuto beneficiare di una collocazione alternativa, e attribuisce la sua salvezza personale a due figure educative cruciali: la maestra della scuola primaria e il sacerdote della parrocchia. Questo ricordo personale supporta la sua tesi centrale: l'istituzione non sempre danneggia i minori, anzi può rappresentare un'ancora di salvezza quando la famiglia biologica non sa o non può fornire le basi educative necessarie.

Un elemento che provoca particolare indignazione in Corlazzoli è l'organizzazione di sit-in di protesta presso la struttura di accoglienza di Vasto, che secondo l'autore dovrebbe essere tutelata dalle forze dell'ordine anziché teatro di contestazioni. La diocesi che gestisce la casa famiglia viene ora criticata per quello che Corlazzoli definisce come "un'opera meritevole", sottolineando il paradosso di vedere attaccata un'istituzione che lavora concretamente per i diritti dei minori. Questa situazione rappresenta per Corlazzoli l'emblema di una deriva culturale italiana, dove invocazioni rituali a "Dio, patria e famiglia" mascherano in realtà l'ignoranza e ostacolano il vero interesse dello Stato verso la protezione dell'infanzia. La critica finale è rivolta soprattutto agli esponenti della destra politica e agli estremisti cattolici, accusati di confondere deliberatamente la retorica familiare con l'effettivo benessere dei minori.