Ursula von der Leyen ha fatto ammenda pubblica sulla strategia energetica europea, riconoscendo che la decisione di abbandonare gradualmente l'energia nucleare rappresenta uno sbaglio di cui l'Ue dovrà fare i conti. Intervenendo al secondo vertice mondiale sul nucleare in corso a Parigi, la numero uno della Commissione ha fornito numeri impietosi: nel 1990 il 33% dell'elettricità continentale proveniva dall'atomo, oggi appena il 15%. "La scelta di voltare le spalle a una fonte affidabile, economica e pulita è stato un errore strategico" ha dichiarato von der Leyen, marcando una netta inversione di rotta rispetto alle politiche sostenute nel suo primo mandato.

Per invertire questa tendenza, Bruxelles ha presentato una nuova strategia incentrata sui piccoli reattori modulari, una tecnologia considerata cruciale per il futuro energetico europeo. Von der Leyen ha fissato come obiettivo il lancio operativo di questi impianti entro i primi anni Trenta, affinché possano affiancare i reattori tradizionali in un sistema energetico moderno, resiliente e a basse emissioni. La proposta arriva nel contesto di una rinascita globale del nucleare, a cui l'Europa intende partecipare attivamente dopo anni di tagli agli investimenti.

In Italia la notizia ha riscosso il favore immediato del vicepremier Matteo Salvini, che da tempo sostiene la necessità di rilanciare il nucleare nel nostro Paese. Parlando a Verona durante l'inaugurazione di LetExpo, Salvini ha sottolineato che la crisi mediorientale rende ancora più urgente accelerare su questo dossier e ha dichiarato che conta sulla firma del ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ai protocolli internazionali per la ripartenza nucleare. "La presidente della Commissione è finalmente uscita dalle nebbie" ha commentato il leader leghista, ritenendo che le parole di von der Leyen rappresentino un riconoscimento tardivo di ciò che i fautori del nucleare sostengono da anni.

Pichetto Fratin ha a sua volta confermato l'impegno italiano nel contesto internazionale, evidenziando come l'Italia figura tra i Paesi attivi per il raggiungimento dell'obiettivo di triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050. Il nuovo corso di Bruxelles sul nucleare potrebbe dunque aprire spazi politici significativi per il rilancio della tecnologia atomica anche nel nostro Paese, storicamente diviso su questa questione.