Un epilogo tragico conclude la vicenda dell'uomo che giovedì sera ha aggredito e ferito una penalista di 32 anni a bordo di un autobus dell'azienda di trasporto partenopea nel quartiere Vomero. Antonio Meglio, 39 anni, si è tolto la vita impiccandosi in un bagno dell'ospedale San Giovanni Bosco, dove era ricoverato nel reparto di psichiatria. La comunicazione del decesso è arrivata poco prima delle 23 del pomeriggio all'avvocato difensore Gianluca Sperandeo.
Meglio era stato fermato e portato in carcere dopo l'aggressione. Il giudice per le indagini preliminari aveva convalidato il provvedimento disponendo la custodia in istituto penitenziario, mentre la difesa aveva presentato ricorso chiedendo il ricovero in una struttura sanitaria più appropriata alle sue condizioni di salute mentale. In seguito a comportamenti autolesionistici manifestatisi durante il primo periodo di detenzione—tra cui colpi alla testa contro i muri—i medici avevano disposto un Tso, trasferimento sanitario obbligatorio, verso la struttura ospedaliera dove purtroppo si è consumato il tragico evento.
Secondo le ricostruzioni emerse, Meglio era turbato da una presunta truffa amorosa e possibili minacce ricevute. Aveva raccolto elementi di prova su una pen-drive e quella sera aveva tentato, senza successo, di sporgere denuncia presso la procura. Alcuni elementi lascerebbero intendere che il gesto violento potesse essere stato compiuto con l'intento di attirare l'attenzione delle autorità giudiziarie. La pen-drive è stata sequestrata ed è ora oggetto di investigazioni; sull'oggetto inoltre sono stati rilevati indizi del suo uso nei comportamenti autolesionistici.
L'accaduto riaccende il dibattito sulla gestione dei pazienti psichiatrici all'interno delle strutture carcerarie. Nonostante fosse sotto costante supervisione del personale sanitario e delle forze dell'ordine, il sistema non ha saputo prevenire l'irreparabile. Il sindacato della polizia penitenziaria Uspp, attraverso i rappresentanti Giuseppe Moretti e Ciro Auricchio, ha denunciato «l'ennesima tragedia annunciata, conseguenza del collasso delle Rems successivo alla chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari». Secondo l'organizzazione sindacale, gli operatori penitenziari mancano degli strumenti, del supporto medico specializzato e delle risorse necessarie per affrontare simili situazioni.
I numeri comunque parlano da soli. Samuele Ciambriello, Garante regionale dei diritti dei detenuti in Campania, ha sottolineato che dall'inizio dell'anno i suicidi in carcere hanno raggiunto quota 11, cui si aggiungono 28 decessi per cause naturali o ancora da determinare. Un bilancio che testimonia una crisi profonda nel sistema penitenziario e nella gestione della salute mentale nei luoghi di privazione della libertà.