Una nuova speranza seguita da una delusione nel mistero che avvolge la scomparsa di Roberta Martucci da quasi tre decenni. La 28enne di Ugento, nel Salento, sparì nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1999 mentre si dirigeva verso Gallipoli per incontrare due amiche. Da allora il suo caso è rimasto irrisolto, alimentato da testimonianze frammentarie e messaggi anonimi che nel tempo hanno proposto versioni alternative dei fatti.
Nuove prospettive si sono aperte lo scorso settembre quando la sorella Lorella ha depositato una segnalazione presso la procura di Lecce. Una testimone aveva ricordato di aver notato, alla fine dell'estate del '99, un cumulo di pietre in una scarpata sulla strada litoranea tra Gallipoli e Ugento - proprio la zona dove Roberta è svanita. Il particolare inquietante: quella struttura di sassi aveva l'aspetto di una tomba, e da lì proveniva un odore sgradevole e persistente. Il racconto sembrava promettente, tanto da attirare l'attenzione dell'associazione Penelope Puglia.
Ieri mattina, 9 marzo 2026, è scattato il sopralluogo con Pack, un cane molecolare specializzato nella ricerca di resti ossei. L'operazione è stata condotta in collaborazione con i carabinieri, che hanno provveduto a delimitare l'area interessata. Alla bestia è stato fatto annusare un tampone salivare prelevato dalla stessa Lorella, per permetterle di identificare eventuali tracce biologiche della sorella. Le aspettative erano alte, ma i risultati hanno portato una doccia fredda: secondo l'indicazione del cane, sotto il cumulo di pietre non giacciono resti umani. Gli unici indizi organici rilevati sono riferibili a ossa animali.
Sebbene questo esito rappresenti un'occasione mancata, gli investigatori e la famiglia non considerano la ricerca come una porta definitivamente chiusa. Il cane molecolare costituisce uno strumento investigativo importante ma non infallibile, e rimane aperta la possibilità che ulteriori scavi autorizzati dalla procura possano rivelare elementi nuovi. Nel frattempo, il mistero della scomparsa di Roberta continua a pesare sulla famiglia Martucci e sulla comunità salentina che non ha dimenticato quella sera di fine agosto.
Il quadro investigativo rimane complesso. L'auto della madre, con cui la giovane era partita, fu ritrovata quattro giorni dopo a Gallipoli, abbandonata nei pressi delle abitazioni delle amiche che avrebbe dovuto incontrare. Il veicolo era privo di chiavi e libretto di circolazione, con lo sportello del conducente aperto. Dopo il sequestro, l'automobile fu dissequestrata nell'agosto 2000 e successivamente demolita. Nel corso degli anni sono state vagliate diverse piste investigative e c'è stato un indagato, persona vicina alla famiglia, la cui posizione è stata però archiviata. Gli elementi più sconcertanti rimangono i messaggi anonimi inviati nel tempo a giornalisti, inquirenti e familiari, che hanno proposto scenari alternativi sulla vicenda. Il caso resta un'incognita che continua a sfidare gli sforzi delle autorità e la memoria collettiva.