Mentre il conflitto nel Medio Oriente continua a fare vittime attraverso missili e droni, una nuova dimensione dello scontro si sviluppa sugli schermi e sui social media. La Repubblica Islamica entra nella guerra della comunicazione con un mezzo inedito: un cortometraggio d'animazione in stile Lego diffuso attraverso l'agenzia statale Revayat-e Fath e trasmesso dalla televisione ufficiale iraniana. Il filmato, della durata di circa due minuti, ha raggiunto decine di migliaia di visualizzazioni e interazioni su Meta e X, confermando la crescente importanza della propaganda digitale negli attuali conflitti armati.
La trama del video racconta una storia carica di simbologia politica. Il filmato ritrae personaggi costruiti con mattoncini Lego, tra cui l'ex presidente americano Donald Trump affiancato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e rappresentazioni demoniache, intenti a esaminare un'agenda denominata 'Epstein file'. Nella sequenza successiva, Trump aziona un grande pulsante rosso che innesca un attacco missilistico rappresentato in stile giocattolo. Il bersaglio del raid è raffigurato come un'aula scolastica dove bambine con velo rosa ricevono istruzioni da un'insegnante, creando un contrasto volontario tra l'innocenza e la devastazione.
Gli sviluppi narrativi puntano a massimizzare l'impatto emotivo del messaggio. Dopo l'attacco, uno zaino rosa e scarpe rosa rimangono tra le macerie mentre un funzionario iraniano in versione Lego raccoglie i resti e scoppia in lacrime. L'emozione iniziale della disperazione si trasforma successivamente in rabbia determinata. A questo punto entrano in scena le Guardie della Rivoluzione iraniane, che procedono ad attaccare gli interessi e le strutture americane e israeliane sparse in tutta l'area mediorientale, il tutto accompagnato da una colonna sonora di stampo nazionalista.
Questo contenuto rappresenta un'escalation nella guerra informativa scoppiata dopo gli attacchi del 28 febbraio che hanno causato la morte della Guida suprema Ali Khamenei, marcando l'inizio delle ostilità dirette in corso. Washington aveva già risposto con propri video propagandistici, incluso un montaggio che remixava 'La Macarena' diffuso dalla Casa Bianca, mentre Israele ha pubblicato filmati dei bombardamenti di Teheran sincronizzati con 'Danza Kuduro'. La scelta dell'Iran di ricorrere al genere dell'animazione in mattoncini Lego suggerisce un tentativo di raggiungere pubblici più ampi e diversificati, sfruttando piattaforme digitali dove i contenuti virali assumono un'importanza strategica equivalente a quella delle operazioni militari tradizionali.
L'assenza di dialoghi nel video consente un'interpretazione universale del messaggio, eliminando le barriere linguistiche e amplificando il potenziale di diffusione virale. Questo approccio rivela come i conflitti contemporanei combinano operazioni convenzionali con campagne di comunicazione sofisticate, mirate a costruire narrazioni favorevoli presso l'opinione pubblica internazionale e a consolidare il supporto presso i propri alleati regionali. La propaganda visiva diventa così un'arma tanto importante quanto le capacità militari effettive nel determinare l'esito politico del conflitto.