Un'operazione coordinata tra carabinieri e Ros ha portato all'arresto di diciannove persone nell'ambito dell'inchiesta denominata "Libeccio". Il blitz, scattato all'alba di martedì, ha interessato contemporaneamente le province di Crotone e strutture cenitenziarie distribuite su tutto il territorio nazionale: Catanzaro, Udine, Umbria, Cassino e Napoli. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal giudice delle indagini preliminari Arianna Roccia su richiesta della procura antimafia catanzarese, diretta da Salvatore Curcio. Gli indagati rispondono di associazione mafiosa, estorsioni, rapine, comunicazioni illecite da istituti penitenziari e traffico di sostanze stupefacenti.

Al centro dell'inchiesta figura Pasquale Manfredi, noto negli ambienti criminali come "Scarface", esponente di spicco della cosca Nicoscia radicata nel territorio di Isola Capo Rizzuto. Condannato a quindici anni in via definitiva per associazione mafiosa e all'ergastolo in primo grado per omicidio, Manfredi ha continuato a gestire gli affari dell'organizzazione dal regime di massima sicurezza nel carcere di Napoli. Da lì ha coordinato operazioni commerciali illecite, deciso trasferimenti di detenuti tra diverse strutture e risolto controversie interne al gruppo, agendo come se fosse libero.

I dettagli emersi dalle intercettazioni rivelano il controllo capillare esercitato dal boss sulla catena di comando. In una comunicazione captata, si sente chiaramente l'ordine prioritario: "I carcerati prima di tutto, il resto ce lo dividiamo fra noi". Suo figlio Antonio, anch'egli arrestato, riferisce in un'altra intercettazione i consigli ricevuti dal padre su come affrontare una disputa con un altro detenuto a Rovigo. Le minacce verbali trasmesse attraverso i canali illeciti del carcere includevano violenze esplicite e intimidazioni verso i familiari, dimostrando come l'autorità mafiosa superasse i muri penitenziari.

La rete criminale aveva anche tentato di infiltrarsi negli appalti pubblici legati all'aeroporto di Crotone, con gare d'appalto dal valore complessivo di 37 milioni di euro. L'allarme è stato lanciato dallo stesso procuratore Curcio, che ha evidenziato come persino le infrastrutture strategiche del territorio fossero nel mirino dell'organizzazione. L'operazione "Libeccio" rappresenta un colpo significativo alla capacità operativa della cosca Nicoscia, anche se solleva interrogativi inquietanti sulla gestione della sicurezza e del controllo nelle strutture carcerarie di massima sicurezza, dove soggetti condannati per i crimini più gravi continuavano a tessere reti criminali dal loro interno.