Benedetto Levi, numero uno di Iliad dal 2018, ha preso la parola al Festival delle discipline Stem 2026 (Pulsar), co-organizzato con Open, per affrontare il tema della scarsa diffusione delle materie scientifiche in Italia. Durante il colloquio con Franco Bechis, direttore di Open, il quarantottenne torinese ha ripercorso la storia dell'operatore telefonico, evidenziando come il successo della società – che oggi conta tredici milioni di clienti – sia stato costruito su due fondamentali pilastri: la massima trasparenza nei confronti degli utenti e la qualità delle reti e delle infrastrutture. Quest'ultimo elemento ha richiesto investimenti complessivi superiori ai 4 miliardi di euro per realizzare una rete 4G di ultima generazione.
Secondo Levi, le discipline Stem rappresentano l'elemento essenziale dietro ogni progetto tecnologico di rilievo, sebbene in Italia spesso vengono date per scontate. «A differenza di ponti e autostrade, le infrastrutture di telecomunicazione rimangono nascoste agli occhi del pubblico, eppure sono cruciali per abbattere il divario digitale», ha spiegato il manager. La sfida principale affrontata da Iliad nel suo lancio è stata proprio quella di attrarre e aggregare talenti eccellenti nei settori tecnici e ingegneristici, necessari per stare al passo con l'evoluzione costante della tecnologia in questo comparto.
Ma la riflessione più incisiva di Levi riguarda il sistema educativo italiano. Ha osservato che il nostro Paese registra un significativo ritardo rispetto alla media europea nel numero di laureati in discipline scientifiche, un problema che si aggrava ulteriormente quando si considera il genere: soltanto il 10 per cento delle donne intraprende un percorso formativo nelle Stem. «Queste materie vengono spesso percepite come lontane, complicate e poco accessibili», ha commentato Levi, citando la propria esperienza personale di aver conseguito un diploma classico prima di iscriversi al Politecnico. «Dovrebbe essere la norma scegliere un indirizzo scientifico indipendentemente dalle proprie precedenti scelte educative».
Il ceo di Iliad ha dunque invocato un «capovolgimento radicale dei pregiudizi» che circondano le discipline Stem, promuovendo una maggiore accessibilità e una narrazione più inclusiva di questi campi di studio. Ha inoltre sostenuto che le competenze scientifiche e tecnologiche non rappresentano semplici materie accademiche, ma piuttosto strumenti concreti per comprendere meglio la realtà che ci circonda e per affrontare le sfide del futuro. In questo contesto, ha anche sottolineato l'importanza cruciale dell'Intelligenza Artificiale, definendola una tecnologia ormai indispensabile: entro un anno, ha osservato, non adottarla in un'azienda sarà equivalente a non utilizzare la posta elettronica al giorno d'oggi.