Una tregua nei mercati dell'energia ha offerto il primo respiro ai listini azionari europei dopo giorni di tensione insostenibile. Le affermazioni del capo di Stato americano hanno innescato una decelerazione significativa sui fronti del petrolio e del gas naturale, con riflessi positivi immediati sulla fiducia degli investitori.

Il greggio del Mare del Nord ha subito una contrazione notevole: dopo il tumultuoso avvio della settimana, quando il Brent aveva toccato i 119 dollari al barile per poi crollare sotto gli 87, la giornata odierna ha mostrato una volatilità più contenuta. I contratti futures con scadenza a maggio hanno oscillato tra i 94,7 dollari toccati nel corso della seduta e i 86-88 dollari di assestamento, per chiudere a 83,37 euro con un calo del 16% rispetto alla chiusura europea. Il Wti americano ha registrato una performance ancora più negativa, perdendo il 17,1% fino a 78,51 dollari attorno alle 18:30. Parallela la discesa del gas naturale al mercato di Amsterdam, che ha ceduto il 19,5% scendendo dai 50 euro per megawattora della mattinata ai 45,4 di fine giornata.

In questo contesto di ridimensionamento dei prezzi energetici, i mercati azionari hanno finalmente mosso i primi passi verso il recupero. Piazza Affari ha archiviato la seduta con un rialzo del 2,7%, trainata dal miglioramento che ha investito anche i mercati asiatici durante la notte. Si tratta di un primo segnale di stabilizzazione dopo una sequenza di sedute particolarmente difficili per gli investitori.

Tuttavia, gli analisti mantengono un approccio cauto. Nonostante il calo dei prezzi delle materie prime, persistono i timori circa la normalizzazione degli approvvigionamenti globali. Anche nell'ipotesi di una rapida conclusione dei fattori che hanno generato questa crisi, la riattivazione completa delle catene logistiche mondiali richiederà tempi significativi, limitando così l'euforia dei mercati nel medio termine.