Un'accusa che fa rumore quella lanciata su Facebook da Gian Domenico Caiazza, noto avvocato penalista e attuale presidente del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi. L'associazione sostiene la riforma costituzionale Nordio-Meloni, che prevede appunto la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri. Nel post, Caiazza condivide una fotografia scattata sabato sul lungomare di Bari durante una manifestazione contro questa stessa riforma, evidenziando con cerchi rossi il volto del procuratore della Repubblica Roberto Rossi e quello della giudice per le indagini preliminari Antonella Cafagna.

L'avvocato, che già nel 2017 ricopriva la carica di presidente dell'Unione delle Camere penali e aveva già promosso iniziative simili per la separazione delle carriere, non accusa esplicitamente i magistrati di violazioni disciplinari. Al contrario, li definisce «eccellenti» e «perfettamente capaci di svolgere il loro lavoro nel rispetto della legge». Tuttavia, pone una questione più sottile ma potenzialmente esplosiva: quella della percezione e della fiducia da parte dei cittadini nei processi giudiziari.

«Immaginate di stare sul banco degli imputati di fronte a quella magistrata sapendo che è stata fotografata al fianco di quel pubblico ministero, entrambi impegnati nella stessa battaglia politica», scrive Caiazza rivolgendosi direttamente ai suoi followers. L'avvocato spinge il ragionamento oltre, chiedendosi come si sentirebbe un difensore nel sollevare eccezioni sulla correttezza del lavoro del magistrato accusatore se quegli stessi dubbi devono essere sottoposti al giudizio dello stesso giudice che marcia insieme al pm.

La fotografia ritrae anche Giovanni Zaccaro, giudice della Corte d'Appello di Roma e segretario della corrente Area democratica per la giustizia, posizionato tra i due magistrati riprodotti in cerchio rosso. La manifestazione di sabato ha radunato avvocati e magistrati contrari alla riforma costituzionale, rappresentando uno schieramento importante nel dibattito pubblico sulla governance della magistratura italiana.

Caiazza conclude il suo intervento chiedendo una «risposta onesta» e sottolineando come la separazione delle carriere servirebbe precisamente a evitare situazioni in cui giudici e pm condividano contesti associativi, legami professionali o battaglie politiche comuni. Il post accende i riflettori su una tensione annosa nella magistratura italiana: quella tra l'indipendenza percepita e quella effettiva, tra le frequentazioni personali di magistrati e le loro decisioni giurisdizionali, tema centrale nel dibattito costituzionale in corso.