Questa sera debutta in prima serata su Rai 1 "Le libere donne", una produzione che promette di portare sul piccolo schermo una pagina poco conosciuta della storia italiana durante gli anni più bui del conflitto mondiale. La miniserie, affidata alla regia di Michele Soavi, trae ispirazione dal capolavoro letterario "Le libere donne di Magliano" scritto da Mario Tobino, psichiatra e scrittore che ha dedicato la sua vita a denunciare gli abusi perpetrati nei confronti delle persone internate nei manicomi.
La narrazione si sviluppa all'interno del manicomio femminile di Maggiano, dove il giovane medico protagonista tenta una rivoluzione silenziosa ma radicale: umanizzare un sistema caratterizzato da rigidità, violenza e indifferenza istituzionale. In questo contesto di sofferenza e controllo, dove convivono operatori sanitari, suore, donne internate e una società già lacerata dalla guerra, emerge un conflitto profondo tra il dovere scientifico e la compassione umana. Lo sfondo bellico aggiunge ulteriore peso a una trama già carica di tensioni morali e sociali.
Il ruolo di Mario Tobino è affidato a Lino Guanciale, che interpreta uno psichiatra dotato di sensibilità rara per l'epoca, profondamente segnato dal fronte africano. Tornato dalla guerra, il medico rifiuta consapevolmente i metodi brutali praticati da colleghi insensibili, preferendo invece instaurare un dialogo basato sull'ascolto genuino con le pazienti. La sua ricerca di comprensione verso le storie personali cela dentro di sé una lotta costante tra vocazione professionale e istinti emotivi.
Accanto a Guanciale figura Grace Kicaj nel ruolo di Margherita Lenzi, una donna internata per aver compiuto un gesto di disobbedienza che ha trasgredito le convenzioni sociali del tempo. Moglie di un uomo facoltoso, il suo passato è costellato di soprusi e silenzi imposti. Dentro il manicomio oscilla tra momenti di lucidità cristallina e crollini psichici improvvisi, ma la sua instabilità cela in realtà una richiesta elementare: essere ascoltata. Il suo legame con Tobino rappresenta una possibilità di redenzione e di verità finalmente pronunciata.
A completare il cast Gaia Messerklinger, che veste i panni di Paola Levi Olivetti, una donna colta e consapevole coinvolta attivamente nella Resistenza durante gli anni delle persecuzioni razziali. Ebrea, costretta alla clandestinità, non rinuncia mai alla libertà di pensiero e azione. Un passato sentimentale con Tobino tornerà a complicare ulteriormente le dinamiche interne all'istituto psichiatrico, dove il personale e il professionale si intrecciano in modo inestricabile.