Una sentenza che fa luce su una piaga nascosta della sanità piemontese. Il tribunale del lavoro di Ivrea ha condannato l'Asl To4 a risarcire un infermiere della psichiatria dell'ospedale di Chivasso che per quasi un decennio ha visto svilire la propria professionalità. Dal gennaio 2014 al maggio 2022, il professionista è stato costretto a svolgere quotidianamente compiti di pulizia, igiene e assistenza alberghiera, attività totalmente estranee al suo profilo infermieristico. La causa della situazione: l'assenza di operatori socio-sanitari in reparto, che ha determinato una redistribuzione illegittima delle responsabilità.
Il giudice ha ritenuto inequivocabilmente che queste mansioni non possono configurarsi come esercizio dell'attività infermieristica. La sentenza, pronunciata in primo grado, obbliga l'azienda a pagare le spese legali e a versare un indennizzo pari al 20% della retribuzione netta che il dipendente ha percepito durante l'intero periodo di demansionamento.
Secondo il sindacato Si Cobas di Torino, che ha seguito il caso, la decisione rappresenta un riconoscimento ufficiale della "compromissione della professionalità e della dignità" dell'infermiere. Tuttavia, la battaglia legale aveva un significato che travalica il singolo caso: "Portare alla luce e contrastare una situazione di sovraccarico di lavoro che affligge numerose strutture ospedaliere e sanitarie in tutta Italia".
La vicenda solleva interrogativi sulle carenze organizzative del sistema sanitario pubblico e su come, in assenza di personale adeguato, siano spesso gli infermieri a pagare il prezzo di una gestione delle risorse umane insufficiente. Una pratica che, seppur diffusa, il tribunale ha definitivamente qualificato come ingiusta e illegittima.