Una dichiarazione improvvida e successivamente ritirata ha provocato turbolenze significative sui mercati petroliferi globali nella giornata del 10 marzo 2026. Il ministro dell'Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha pubblicato un annuncio su X affermando che la marina americana aveva scortato con successo una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz, garantendo il proseguimento dei rifornimenti verso i mercati internazionali. Nel messaggio aggiungeva che questa operazione rientrava negli sforzi del presidente Trump per mantenere la stabilità energetica mondiale nel contesto delle operazioni militari in corso contro l'Iran.
La notizia ha avuto un impatto immediato sui listini: il prezzo del petrolio ha subito un crollo vertiginoso, perdendo il 15 per cento nel giro di pochi minuti. Dopo aver superato quota 100 dollari al barile, il greggio è precipitato fino a 80 dollari, segnalando ai mercati l'apertura dello stretto strategico. Tuttavia, il sollievo è stato effimero. Lo stesso ministro Wright, a distanza di breve tempo, ha rimosso il post dal social network, riconoscendo implicitamente l'errore commesso.
La smentita ufficiale è arrivata direttamente dalla Casa Bianca attraverso la portavoce Karoline Leavitt, che ha categoricamente negato che gli Stati Uniti avessero condotto alcuna operazione di scorta nello Stretto di Hormuz. Anche il Pentagono, contattato dal New York Times, ha confermato l'infondatezza della dichiarazione. I Guardiani della rivoluzione iraniani hanno replicato con durezza alle affermazioni di Wright, dichiarando che nessuna nave da guerra americana aveva osato avvicinarsi al Mar di Oman, al Golfo Persico e allo Stretto di Hormuz durante le operazioni in corso.
Nonostante il ritiro della comunicazione errata, i mercati rimangono sotto pressione con il prezzo del petrolio ancora superiore del 15 per cento rispetto ai livelli precedenti l'inizio del conflitto. L'episodio evidenzia i rischi di comunicazioni non verificate in settori sensibili come l'energia, dove dichiarazioni imprudenti possono provocare volatilità economica significativa e minare la credibilità delle istituzioni.