Una decisione destinata a fare rumore nel processo che continua a circondare l'uccisione del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella: la sesta sezione della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai legali dell'ex prefetto Filippo Piritore, disponendo l'annullamento della misura cautelare che era stata precedentemente confermata dal tribunale del riesame del capoluogo siciliano. Una pronuncia rilevante perché elimina il cosiddetto "titolo genetico", ossia l'ordinanza di cattura originariamente emanata dal giudice per le indagini preliminari e successivamente mantenuta dalla commissione giudicante.
La particolarità di questa sentenza sta nel fatto che i giudici supremi hanno deciso di annullare la misura senza rinvio, una soluzione che differisce dalla prassi più comune della Cassazione, la quale generalmente annulla con rinvio disponendo che i tribunali inferiori tornino a pronunciarsi sulla questione con nuove valutazioni. In questo caso invece il percorso è stato diverso, determinando un esito più definitivo per l'ex prefetto.
La vicenda affonda le radici nel delitto di Piersanti Mattarella, il presidente della Regione ucciso nel lontano 1980 in quella che rimane una delle pagine più oscure della storia della lotta alla mafia in Sicilia. Il caso continua a generare sviluppi giudiziari e investigativi a distanza di decenni, con nuovi elementi e nuove posizioni processuali che emergono periodicamente dai tribunali.
L'annullamento della misura cautelare rappresenta un importante capitolo nella difesa dell'ex prefetto, anche se non conclude necessariamente la sua posizione nel procedimento complessivo. La decisione della Cassazione avrà inevitabilmente ripercussioni sulla struttura accusatoria e sulle strategie processuali delle parti coinvolte nel caso.