Ditonellapiaga ha aperto il sipario sul suo rapporto con l'impegno civile durante il Festival delle Stem 2026, l'evento organizzato da Open in collaborazione con Iliad che si è svolto l'8 marzo. La cantante, reduce dal recente successo sanremese, ha voluto chiarire come intende il proprio ruolo di artista nel panorama delle lotte sociali contemporanee, affrontando un tema sempre più centrale nel dibattito sulla responsabilità degli artisti.

L'occasione è stata propizia: in occasione della Giornata internazionale della donna, una strofa del suo brano «Che fastidio!» è stato ripreso in iniziative legate alla sensibilizzazione su temi di sicurezza femminile. Il testo, con il passaggio «Dimmi cosa mi hai messo nel bicchiere, ha un gusto amaro e non mi fido, perché mi gira la testa», rappresenta perfettamente il disagio che molte donne vivono in situazioni pubbliche. «Abbiamo sempre paura», ha sottolineato l'artista durante l'intervento, «c'è sempre questo fantasma del pericolo quando usciamo. Sono felice che questa parte sia stata valorizzata in un contesto come questo».

Su come concilia impegno personale e creazione musicale, Ditonellapiaga ha tracciato una distinzione netta. «Partecipo a tante iniziative quando posso, da event come 'Nessun dorma' fino alle mobilitazioni per la Palestina, passando per i progetti del 27. Però non compongo canzoni direttamente politiche perché non mi sento all'altezza di quella responsabilità». Un'onestà intellettuale che emerge dalla consapevolezza dei limiti della propria competenza in materia, pur mantenendo una posizione attiva sul piano civile.

A proposito del destino delle sue creazioni una volta immesse nel dibattito pubblico, ha concluso con una considerazione affascinante: «Quando una canzone esce, smette di appartenermi totalmente. E va bene così». Questa prospettiva rivela come l'artista percepisca la propria musica come strumento collettivo, capace di vivere di vita propria al di là delle intenzioni originali dell'autore.