Una pagina poco conosciuta della carriera internazionale di Al Bano emerge dalle dichiarazioni rilasciate ai microfoni di Un giorno da pecora su Rai Radio Uno. L'artista originario della Puglia ha rivelato di essere stato sequestrato in Iran nel corso di una tournée, un evento rimasto per decenni ai margini della cronaca pubblica italiana nonostante il coinvolgimento di una personalità di primo piano della musica nazionale.
Secondo il racconto del cantautore, gli inizi dei suoi rapporti con l'Iran furono decisamente più felici. Nel giugno del 1969, Al Bano si recò nella capitale iraniana insieme alla moglie Romina Power per un concerto che attirò circa cinquantamila spettatori all'aeroporto di Teheran. La polizia locale accolse con onori il musicista e lo scortò direttamente verso l'hotel, mentre lungo il percorso le auto al seguito del convoglio suonano clacson incessanti e occupanti cantavano le sue canzoni. Un accoglienza trionfale, dunque, che si ripeté anche nel 1971, quando Al Bano fu invitato dalla sorella dello Scià Mohammad Reza Pahlavi.
Ben diversa risultò essere l'esperienza del 1973, quando il cantante tornò in Iran per una nuova serie di esibizioni. Già all'arrivo in aeroporto, Al Bano percepì segnali d'allarme che preannunciavano sviluppi spiacevoli. Poco dopo il suo arrivo, venne bloccato all'interno di una struttura alberghiera dove rimase trattenuto per un mese intero. I motivi del sequestro ruotavano attorno a questioni organizzative e finanziarie: gli organizzatori dell'evento si rifiutavano di versare i compensi pattuiti e non intendevano restituire gli impianti di illuminazione e sonorizzazione che gli artisti portavano solitamente con loro.
Il cantautore ha sottolineato che il ministero degli Affari Esteri italiano non intervenne direttamente per risolvere la situazione. Fu invece un colonnello al servizio dello Scià a giocare un ruolo decisivo: informato dei dettagli dell'accaduto, il militare ordinò immediatamente il rilascio di Al Bano. Interrogato sulle cause profonde di questo trattamento insolito, il musicista ha individuato una spiegazione che trascende i semplici contrasti commerciali: il contesto storico-religioso della transizione politica che stava investendo l'Iran. In quegli anni era infatti in corso il processo che avrebbe condotto alla rivoluzione islamica del 1979, con i Pasdaran della Repubblica Islamica che stavano progressivamente consolidando il proprio potere. Al Bano ritiene di essere stato uno dei primi italiani a subire le conseguenze di questo mutamento geopolitico, un presagio dei tumulti che avrebbero sconvolto il Paese nei mesi e negli anni successivi.