Un risultato storico quello ottenuto lunedì sera dal biatleta ipovedente ucraino Maksym Murashkovskyi, che ha portato a casa la medaglia d'argento nella competizione individuale maschile delle Paralimpiadi 2026. A rendere particolare questa impresa è il ruolo giocato dall'intelligenza artificiale nella preparazione dell'atleta venticinquenne: negli ultimi sei mesi il giovane ha infatti affidato a ChatGPT buona parte del suo percorso di allenamento.
Durante la cerimonia di premiazione, Murashkovskyi ha voluto sottolineare il contributo decisivo della tecnologia al suo successo. Secondo le sue dichiarazioni, il software non si è limitato a fornire indicazioni tattiche e tecniche, ma ha provveduto anche a elaborare circa la metà del programma di allenamento vero e proprio. L'utilizzo non si è fermato qui: l'atleta ha spiegato di aver sfruttato la piattaforma anche per ricevere supporto psicologico e motivazionale nei momenti di difficoltà. "Ho impiegato ChatGPT come allenatore, psicologo e in taluni casi persino come medico", ha rivelato il biatleta, che tuttavia non ritiene imminente la completa sostituzione dei professionisti umani nel settore dello sport agonistico, pur prevedendola nel medio termine.
La notizia ha inevitabilmente riacceso il dibattito sulla crescente penetrazione dell'intelligenza artificiale in ambito sportivo. Il fenomeno non è nuovo: ormai da tempo le tecnologie basate su machine learning vengono impiegate per analizzare prestazioni, ottimizzare strategie e gestire dati relativi agli atleti. Tuttavia, la testimonianza di Murashkovskyi rappresenta uno dei primi esempi tangibili in cui un atleta paralimpico attribuisce esplicitamente una medaglia al supporto fornito da un'intelligenza artificiale generativa.
Claus Höllrigl, direttore tecnico della nazionale italiana di biathlon, ha commentato la vicenda con una prospettiva più moderata. Secondo il tecnico altoatesino quarantaseienne, la figura dell'allenatore possiede caratteristiche difficilmente replicabili da un algoritmo. "Il mestiere di coach rappresenta una delle poche professioni che non dovrebbe temere la concorrenza dell'IA", ha dichiarato Höllrigl, il quale ha seguito la crescita di campioni come Dorothea Wierer, Lisa Vittozzi e Tommaso Giacomel. L'elemento discriminante, a suo parere, risiede nell'empatia e nella capacità di dosare equilibratamente il carico di lavoro, la motivazione e l'incoraggiamento. Fondamentali rimangono inoltre i confronti diretti tra atleta e allenatore, specialmente quando le performance non soddisfano le aspettative.
Il caso ucraino apre dunque interessanti riflessioni sul futuro dello sport agonistico, sollevando domande su quali aspetti della preparazione atletica possano effettivamente beneficiare dell'automazione e quali richiedano invece il tocco umano. Mentre strumenti come ChatGPT, Gemini e Claude conquistano sempre più ambiti della vita quotidiana – dall'istruzione al lavoro, dalla salute ai rapporti personali – il mondo dello sport si trova a una biforcazione: sfruttare al massimo le potenzialità dell'IA senza sacrificare quella componente relazionale ed emotiva che ancora caratterizza l'allenamento d'eccellenza.