Il progetto del Ponte dello Stretto entra nella fase cruciale con una cornice finanziaria ben definita e blindata. Dopo le osservazioni della Ragioneria generale dello Stato, il Consiglio dei ministri ha dato il semaforo verde alle modifiche del decreto Infrastrutture, confermando lo stanziamento complessivo di 13,5 miliardi di euro per la realizzazione dell'opera, con l'obiettivo di partire nel corso del 2026. Il vicepremier Matteo Salvini ha manifestato soddisfazione per l'esito della riunione di governo, assicurando che il cronoprogramma rimane invariato.
Le correzioni apportate dagli uffici della ragioniera generale Daria Perrotta si concentrano sul consolidamento della sostenibilità finanziaria del progetto. Il testo aggiornato del decreto stabilisce esplicitamente che tutti gli step procedurali necessari per avviare effettivamente i cantieri devono avvenire esclusivamente attingendo dalle risorse già disponibili, senza generare nuovi oneri per le casse dello Stato. Si tratta di una precisazione che non intacca l'ambizione politica dell'esecutivo, ma ne circoscrive gli spazi d'azione: andare avanti con determinazione verso il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia, preservando al contempo l'equilibrio di bilancio.
La decisione rappresenta un approccio cauto e formalmente corretto. Dopo i rilievi sollevati dalla Corte dei Conti in relazione alla delibera Cipess che aveva ratificato il progetto definitivo, l'esecutivo ha optato per una riconfigurazione dell'iter amministrativo piuttosto che incamminarsi verso uno scontro con la magistratura contabile. Il percorso scelto punta a risolvere le criticità emerse nel pieno rispetto dei protocolli e dei meccanismi di controllo previsti.
Sul fronte dei costi, arrivano dichiarazioni rassicuranti dalla Stretto di Messina, società concessionaria incaricata della gestione dell'opera. L'amministratore delegato Pietro Ciucci ha precisato che il progetto non prevede alcun incremento di spesa al di là di quanto già programmato. Il finanziamento totale rimane fissato a 13,5 miliardi, con un'operazione di ricalibratura dei tempi e delle tranche annuali di investimento, volta a compensare i ritardi determinati dalle precedenti decisioni della Corte dei Conti. In sostanza, le risorse restano le medesime, ma la loro distribuzione temporale viene rimodulata per adattarsi al nuovo calendario dei lavori.