L'Iran ha messo in atto nella notte tra il 10 e l'11 marzo 2026 una campagna di attacchi senza precedenti contro posizioni statunitensi e israeliane in Medio Oriente. Lo riferiscono le agenzie di stampa internazionali, citando dichiarazioni provenienti da fonti ufficiali di Teheran. Secondo le comunicazioni iraniane, si tratterebbe dell'operazione militare più estesa mai condotta dalla Repubblica Islamica contro questi obiettivi.

L'offensiva ha interessato più fronti contemporaneamente. Oltre ai raid aerei, fonti di intelligence segnalano il posizionamento di dispositivi esplosivi nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più strategici al mondo. Il presidente statunitense Donald Trump ha tuttavia dichiarato che gli ordigni galleggianti sarebbero stati già neutralizzati dalle forze americane, smentendo così il raggio d'azione dell'operazione iraniana.

Le difese aeree hanno giocato un ruolo cruciale nel contenere l'attacco. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno coordinate le loro batterie missilistiche per intercettare i vettori balistici in arrivo, riuscendo a eliminare la maggior parte delle minacce aeree prima che raggiungessero i centri urbani. Nonostante questo scudo difensivo, Beirut ha subito colpiti il suo centro cittadino, evidenziando la vulnerabilità delle infrastrutture civili nella regione.

L'escalation rappresenta un punto di rottura significativo nella già tesa situazione mediorientale. L'azione iraniana segna un cambio di strategia rispetto ai precedenti scambi di fuoco, passando da attacchi limitati a un'operazione coordinata su larga scala. La reazione coordinata dei Paesi del Golfo dimostra un allineamento strategico tra monarchie sunnite e Washington, fattore che potrebbe ridefinire gli equilibri geopolitici della regione nei prossimi mesi.