Un crimine efferato ha scosso Messina nella serata di ieri. Daniela Zinnanti, una donna di 50 anni, è stata assassinata nel suo appartamento nel quartiere Lombardo con una serie impressionante di fendenti inflitta dal suo ex compagno. L'uomo, Santino Bonfiglio di 67 anni, ha fatto irruzione nell'abitazione della donna con il pretesto di volersi confrontare con lei. Ciò che è accaduto subito dopo rappresenta l'ennesimo episodio di violenza letale ai danni di una donna in una relazione ormai conclusa.
La coppia era separata da diversi mesi quando si è consumato il delitto. Bonfiglio, stando alle prime ricostruzioni investigative, si è presentato alla porta chiedendo di parlare con Zinnanti, la quale ha acconsentito ad aprire. L'incontro si è trasformato rapidamente in tragedia: il 67enne ha colpito ripetutamente la donna con un coltello, infliggendole ferite mortali. Il corpo è stato scoperto poco dopo dalla figlia della vittima, che allarmata dall'assenza di notizie dalla madre si era recata a trovarla. Il rinvenimento del cadavere le ha procurato uno shock tale da necessitare il ricovero ospedaliero.
Gli investigatori hanno rapidamente localizzato l'arma del delitto, un coltello abbandonato presso un cassonetto in prossimità dell'abitazione. Bonfiglio è stato fermato e, in sede di interrogatorio, ha confessato il crimine agli inquirenti. Dettagli preoccupanti emergono dalle indagini preliminari: circa un mese prima dell'omicidio, lo stesso uomo aveva aggredito fisicamente Zinnanti, causandole lesioni tali da costringerla al ricovero. In quell'occasione la donna aveva formalizzato una denuncia, successivamente ritirata.
Ciò che aggiunge un ulteriore elemento di gravità alla vicenda è lo status giuridico di Bonfiglio al momento del delitto. L'uomo era sottoposto a misure cautelari domiciliari con braccialetto elettronico, restrizioni che erano state revocate solamente un mese prima dell'omicidio. La misura di vigilanza elettronica avrebbe dovuto costituire un deterrente sufficiente a prevenire atti violenti, tuttavia ciò non è avvenuto. Il caso riapre interrogativi cruciali sull'efficacia delle misure di contenimento dei soggetti violenti e sulla protezione delle donne vittime di maltrattamenti domestici.