In Italia milioni di persone dedicano la propria vita all'assistenza dei familiari con disabilità grave, lavorando senza sosta sette giorni su sette, 365 giorni all'anno. Eppure lo Stato non li riconosce come lavoratori e non fornisce loro alcun supporto economico, previdenziale, sociale o psicologico. Una situazione che dura da decenni e che ha spinto la comunità dei caregiver a mobilitarsi con rinnovato vigore.
Alessandra Corradi, madre di un figlio con gravi disabilità e volto del coordinamento nazionale Caregiver Familiari Uniti, ha lanciato sulla piattaforma IoScelgo una petizione dal titolo esplicito: "Il caregiver familiare h24 va riconosciuto come lavoratore". L'appello ha già raccolto oltre 10mila sottoscrizioni e continua a crescere. Il movimento, nato lo scorso ottobre, conta circa 20mila iscritti e oltre 13mila seguaci sui social media, dimostrazione di quanto la questione sia sentita nel paese.
"Siamo costretti ad assistere i nostri cari ogni giorno, ininterrottamente, fino alla morte. E non riceviamo nessun aiuto perché lo Stato non lo prevede", denuncia Corradi in un video di rilancio della campagna. La mamma sottolinea un paradosso economico: assumere una badante per svolgere le stesse mansioni comporterebbe costi miliardi per le casse pubbliche, mentre riconoscere i caregiver familiari con un reddito anche minimo sarebbe "molto più semplice e sostenibile".
La petizione è indirizzata al governo e all'intero parlamento, anche alla luce dell'approvazione del disegno di legge sul caregiver da parte del Consiglio dei Ministri il 12 gennaio, proposto dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli. Tuttavia, questo provvedimento ha suscitato forti critiche dagli interessati e dalle organizzazioni per i diritti delle persone con disabilità, ritenuto insufficiente nelle tutele concrete. L'obiettivo dei promotori è quindi influenzare il dibattito parlamentare per ottenere una normativa che garantisca davvero protezione economica, supporto psicologico e contributi pensionistici.
Corradi affronta anche la dimensione culturale del problema: "Molti sostengono che non possiamo pretendere uno stipendio perché il nostro è un lavoro d'amore. Ma chiedo loro: voi lavorate gratuitamente?". Un messaggio che evidenzia come il riconoscimento del caregiver sia anzitutto una sfida culturale per il paese. I numeri sono impressionanti: circa un milione di caregiver h24 operano in Italia, la stragrande maggioranza donne, e l'Italia rimane l'unico stato europeo a non possedere una legge dedicata a questa figura professionale. La petizione rimane aperta anche dopo l'approvazione del disegno di legge, per continuare a sollecitare miglioramenti sostanziali.