Una segnalazione di alcuni residenti ha permesso alla Polizia di Stato di smantellare un'operazione di traffico illegale di cuccioli di razza a Torino. Gli agenti, insospettiti dal trasporto di giovani cani in un edificio abbandonato del quartiere Madonna di Campagna, hanno deciso di effettuare un sopralluogo approfondito nello stabile multifamilare caduto ormai nel degrado completo.
L'intervento ha rivelato condizioni estremamente critiche. All'interno della struttura a quattro piani, gli ambienti risultavano invasi da sporcizia, rifiuti e detriti di ogni genere, creando un'atmosfera di completa insalubrità. È stato al secondo piano che gli operatori hanno fatto la scoperta più importante: sei cuccioli di razza malinois erano rinchiusi in due stanze separate, addormentati e senza cure adeguate. In un'altra camera vicina era reclusa la madre dei piccoli, completamente isolata e priva di qualsiasi possibilità di movimento o contatto con la prole.
Gli investigatori hanno identificato due uomini di nazionalità marocchina presenti nello stabile. Il primo, trentenne, rivendicava la proprietà dei cani e si è subito mostrato come il responsabile dell'operazione illecita. Il secondo, risultato invece estraneo ai fatti, era presente casualmente. Entrambi risultavano irregolari sul territorio italiano e sottoposti a precedenti ordinanze del Questore che li obbligavano ad abbandonare il Paese.
Successivamente è intervenuto anche il personale della Polizia Locale insieme agli esperti dell'Enpa, che hanno sottoposto i cani a un'ispezione veterinaria. È emerso che la madre della cucciolata possedeva un microchip e risultava registrata a nome di un proprietario residente in una provincia diversa, confermando i sospetti di furto o ricettazione. I sette animali sono stati affidati immediatamente alle strutture di accoglienza per garantire loro le cure necessarie.
Il bilancio dell'operazione include denunce penali per entrambi i cittadini marocchini in relazione alle violazioni delle normative sull'immigrazione. Nel caso dell'uomo di trent'anni sono scattate ulteriormente accuse specifiche per maltrattamento e detenzione illegale di animali, nonché per il reato di ricettazione dei cani rubati. L'episodio sottolinea ancora una volta come il controllo capillare del territorio e l'attenzione dei cittadini rimangono armi fondamentali nella lotta ai crimini ai danni degli animali.