A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia, emergono crepe significative all'interno del fronte del centrosinistra e della galassia grillina. Danilo Toninelli, storico esponente del Movimento 5 Stelle e già ministro delle Infrastrutture, rompe gli schieramenti tradizionali annunciando pubblicamente il suo voto affermativo sulla riforma. Una scelta che rappresenta un momento di tensione nel Movimento e che riflette il dibattito sempre più articolato su questo tema sensibile.
Intervistato da Radio Cusano, Toninelli ha illustrato le ragioni della sua posizione, focalizzandosi sugli aspetti tecnici della proposta piuttosto che sulle dinamiche politiche che l'accompagnano. Secondo l'ex ministro, l'introduzione del sorteggio per la nomina dei componenti del Consiglio superiore della magistratura rappresenterebbe effettivamente un miglioramento strutturale. "Il sorteggio elimina qualsiasi forma di condizionamento politico: chi viene designato in questo modo opera in totale indipendenza, senza dover rendere conto a nessuno", ha spiegato Toninelli, sottolineando che da un punto di vista puramente tecnico, le argomentazioni avanzate dalla presidente Meloni risultano corrette.
Una posizione che non impedisce all'ex pentastellato di mantenersi critico verso il governo. Pur ribadendo di non condividere minimamente l'operato della premier - "non voterei Meloni neanche sotto tortura", ha dichiarato senza mezzi termini - Toninelli ha riconosciuto che esiste una sorta di "coincidenza astrale" nel fare la cosa giusta per le ragioni sbagliate. Ha inoltre evidenziato come il centrodestra, e in particolare Berlusconi nei decenni precedenti, abbia mantenuto un atteggiamento storicamente ostile nei confronti della magistratura, con questa riforma rappresentante l'ultimo capitolo di uno scontro di potere consolidato nel tempo.
Tra i punti rilevanti della sua argomentazione, Toninelli ha sottolineato che le misure sulla separazione delle carriere e sul sorteggio godono in realtà di un ampio consenso trasversale, come dimostrerebbe il fatto che personalità molto diverse politicamente - da Nino Gratteri a Marco Travaglio - le supportano. Secondo questa lettura, gli oppositori del sì baserebbero il loro rifiuto principalmente sulle intenzioni politiche dietro la riforma piuttosto che sulla sua qualità intrinseca. "Il punto cruciale", ha concluso Toninelli, "è che il sorteggio dissolverebbe le correnti interne alla magistratura, garantendo una selezione realmente imparziale per incarichi così delicati".
La dichiarazione di Toninelli rappresenta un interessante indicatore di come il referendum stia creando fratture secondo linee diverse da quelle tradizionali degli schieramenti politici, con alcuni esponenti disponibili a valutare proposte in base al merito pur mantenendo nette posizioni critiche verso il governo.