Nuovo colpo per il governo Meloni sul fronte europeo. Dopo la recente battuta d'arresto referendaria, arriva da Bruxelles un intervento che di fatto contraddice la riforma Nordio varata lo scorso anno, quando l'esecutivo aveva cancellato il reato di abuso d'ufficio. A intervenire è l'Unione europea, che attraverso il rafforzamento delle sue direttive anticorruzione ripristina, nella sostanza, quella tutela che Roma aveva eliminato.
Secondo Alessandro Zan, esponente di spicco del Partito Democratico e membro del Parlamento europeo, si tratta dell'ennesima dimostrazione dei limiti legislativi di questa maggioranza. "L'Europa costringe il governo italiano a fare marcia indietro sulle sue scelte ideologiche", ha affermato Zan, sottolineando come le istituzioni comunitarie abbiano priorità chiaramente differenti rispetto a quelle dell'esecutivo: la lotta alla corruzione prevale sulle battaglie politiche interne.
La questione mette in luce una frattura crescente tra Roma e Bruxelles. Mentre il governo italiano aveva presentato l'abolizione dell'abuso d'ufficio come una riforma modernizzatrice, l'Ue ha ritenuto necessario intervenire per mantenere standard anticorruzione adeguati. Ciò significa che, indipendentemente dalla scelta normativa nazionale, le imprese e i funzionari italiani dovranno comunque rispettare i paletti europei.
Zan ha usato toni critici verso quella che definisce l'"improvvisazione legislativa" della maggioranza governativa, accusandola di aver perso credibilità tanto a livello domestico quanto internazionale. Per il Pd, questo episodio rappresenta la conferma che le scelte dell'esecutivo non reggono al confronto con gli standard europei e finiscono per indebolire l'Italia nel contesto continentale.