L'Italia ha finalmente raggiunto l'obiettivo di spesa militare fissato dalla Nato per il 2025, attestandosi al 2,01% del Pil secondo le stime preliminari dell'Alleanza atlantica. Si tratta di un balzo significativo rispetto al 2024, quando il nostro Paese si fermava all'1,52%, dimostrando un impegno crescente nella difesa del continente europeo in un contesto geopolitico sempre più complesso.
Un risultato che non riguarda solo l'Italia: per la prima volta nella storia dell'Alleanza, tutti i 32 Paesi membri hanno raggiunto o superato la soglia minima del 2% di spesa in difesa rispetto al Pil. Tuttavia, diversi alleati hanno centrato l'obiettivo con difficoltà. Il Belgio, che nel 2024 era fermo all'1,27%, è riuscito a impennarsi fino esattamente al 2,00%. Situazione analoga per la Spagna, che dal precedente 1,42% ha raggiunto il 2,00% netto. Oltre a Roma, anche Albania, Canada e Portogallo sono attestati al livello minimo obbligatorio.
I dati complessivi dell'Alleanza rivelano comunque una tendenza al rialzo generalizzato. I Paesi europei e il Canada mantengono una media di spesa del 2,33% del Pil, mentre la media generale della Nato sale al 2,77%, segnale di una crescente priorità assegnata alle questioni difensive dai governi mondiali.
Questo traguardo rappresenta una pietra miliare nel dibattito sulla sicurezza europea, anche se gli analisti sottolineano che il raggiungimento del 2% da parte di tutti gli alleati nasconde situazioni molto eterogenee. Alcuni Stati hanno dovuto compiere sforzi economici notevoli per rispettare i parametri, mentre altri dispongono di margini di crescita significativi nelle proprie economie di difesa.